Orchestra Sinfonica Guido Arezzo

L’Orchestra Sinfonica Guido d’Arezzo nasce con l’intento di identificarsi con un determinato contesto territoriale, prendendo la propria denominazione da quel grande personaggio della storia della musica che ha avuto i propri natali e che ha sviluppato la sua opera proprio nel territorio aretino: Guido d’Arezzo.
Questo personaggio può essere annoverato tra i grandi rivoluzionari della storia umana, perché con la sua opera ha posto le basi per quella che è stata, è e sarà per sempre una delle grandi invenzioni del genio umano, ovvero la creazione di un linguaggio universale.
Guido avendo notato la difficoltà dei monaci dell’epoca ad apprendere e memorizzare le melodie gregoriane, adottò quel metodo che lo rese famoso, specificato nel trattato Micrologus, il quale utilizzava quattro linee parallele all’interno delle quali venivano collocati in un primo momento sei segni che prendevano il nome dalla prima sillaba dell’Inno a San Giovanni “Ut queant laxis”.
Nasceva la notazione musicale, nasceva il primo sistema di comunicazione tra tutti i popoli della terra: ancora oggi dall’Australia al Canada, dal Sudafrica alla Cina l’uomo utilizza questo sistema per dialogare, per esprimere le proprie emozioni, il proprio stato d’animo, la gioia ed il dolore, la bellezza dell’universo e la caducità delle cose, un linguaggio senza tempo, senza territori ne’ confini, la voce di tutta l’umanità, di qualsiasi tempo e luogo.
La musica avvicina tutti gli uomini, la musica accomuna tutti gli uomini, la musica eleva tutti gli uomini: di ogni razza, colore, civiltà, religione, opinione, cultura, educazione, tradizione, costume. La musica è ritenuta come il mezzo più efficace per favorire l’aggregazione e l’integrazione fra le persone, perché valorizza l’identità e le differenti caratteristiche di ogni uomo, consente di gettare ponti verso gli altri e allo stesso tempo consente ad ognuno di noi di esprimere se stesso. Pensiamo, ad esempio, al modo in cui la lirica italiana si è fatta portavoce delle istanze del Risorgimento Italiano, o come il blues o il jazz abbiano saputo incarnare il desiderio di emancipazione di milioni e milioni di uomini e donne di colore.
Senza dimenticare la vera e propria “funzione educativa” nei confronti dei giovani che intere civiltà hanno attribuito alla musica: dalla “dottrina dell’ethos” di matrice pitagorica, secondo la quale i diversi “modi” della musica erano in grado di produrre diversi effetti sull’animo degli esseri umani e pertanto erano utili nell’indirizzare gli animi dei giovani verso il bene; alla tradizione filosofica cinese, secondo cui la musica era considerata parte di un complesso sistema cosmologico e come tale era destinata a perfezionare l’educazione delle giovani menti.
La nostra attenzione si rivolge dunque verso le emozioni che suscita il linguaggio della musica, attraverso cui si possano individuare le vie basilari per costruire il dialogo ed il confronto fra gli uomini e si possa raggiungere una migliore armonia tra i popoli per una sinfonica ricerca della pace.